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Deadpool 2: la dissacrante metatestualità dell’(anti)eroe più irriverente dell’universo Marvel

Wade Wilson, alias Deadpool, è tornato, e con lui la sua attività di sicario internazionale. Eliminare i “cattivi”, però, comporta dei rischi; e presto, Vanessa, l’amata compagna, perde la vita per mano di uno dei suoi numerosi nemici. Lacerato dal dolore, alla ricerca di un modo per uccidersi, Wade si unirà agli X-men, con i quali proteggerà un giovane mutante incendiario dagli attacchi di Cable, un super-soldato proveniente dal futuro.

Il regista Tim Miller sul set di Deadpool

La vena dissacratoria e metatestuale dell’(anti)eroe più irriverente e scurrile del mondo Marvel aveva rappresentato il tratto distintivo del primo capitolo della serie – Deadpool di Tim Miller (2016). Il sequel sembra volercelo ricordare fin da subito, non tanto, o non solo, sostituendo i credits con boutade al vetriolo (espediente già impiegato nella precedente pellicola), quanto con la divertente parodia dei titoli di testa di “007– Casinò Royal” (Martin Campbell; 2006) – assieme alla intro musicale che strizza l’occhio alla Skyfall di Adele, main theme dell’omonimo film della saga di James Bond.

Deapool 2, però, non si limita a proseguire sulla strada tracciata dal capitolo iniziale, ma rilancia la posta in gioco. Il cocktail di riferimenti intertestuali, infatti, è più esplosivo che mai – geniali, a tal proposito, gli attacchi della colonna sonora “chiamati” direttamente dal protagonista –, e ha il pregio di produrre un effetto comico che pervade l’intera opera, sollecitando costantemente il riso.
Se questo citazionismo compulsivo – eccessivo ma mai stucchevole – si mantiene in equilibrio, però, è grazie al target per cui la pellicola è stata pensata: un pubblico che prima ancora di essere spettatore cinematografico è un fan(atico) dell’universo cinecomic. E questo è chiaro fin dalla prima sequenza, nella quale il tentato suicidio di Deadpool è messo in parallelo alla morte di Wolverine – “Logan” di James Mangold (2017) -, antagonista autodesignato e bersaglio prediletto di Wade – il personaggio creato dalla matita di Rob Liefeld, infatti, era già stato introdotto, ma subito “cancellato”, nel primo capitolo della saga dedicata al mutante di adamantio (“X-man le origini – Wolverine” di Gavin Hood, 2009).

uno dei poster teaser che propone Deadpool in versione Flashdance… coi bossoli

Rispetto al primo film, l’esplosiva carica (auto)ironica è accompagnata da un comparto action di tutto rispetto. Questo grazie alla padronanza di David Leitch delle tecniche di genere affinate nelle sue opere precedenti: dalle acrobazie in continuità di ripresa di “Atomica bionda” (2017) – si vedano i ripetuti scontri tra Cable e Deadpool – ai rocamboleschi inseguimenti di “John Wick” (2014) – Domino e il tir dei mutanti prigionieri.

Wade e Vanessa in una scena hot

Questo radicale stravolgimento degli schemi del superheromovie, però, non si riverbera sulla struttura narrativa. Deadpool 2,infatti, esattamente come il primo Miller – che in quella circostanza poneva l’accento sulla storia d’amore tra Wade e Vanessa – riprende il canovaccio canonico dei film Marvel, con un’antieroe volenteroso pronto a sacrificare se stesso per salvare la vita di un ragazzino in pericolo.

Alessio Romagnoli

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