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Il manager artistico nel 2023

L’avvento della rivoluzione industriale e la crescente importanza della classe borghese favorirono il progressivo affrancamento degli artisti dalla nobiltà e dal clero e la nascita di nuove figure lavorative quali gli impresari e gli agenti.

Negli ultimi cento anni l’artista è poi divenuto un centro di rapporti giuridici e di interessi economici di varia natura.

L’ampliamento dello scenario, produttivo discografico, cinematografico, industriale commerciale è stata la causa della nascita di una nuova figura professionale, il manager artistico e di nuove formule contrattuali, non sempre legittime, non sempre coerenti con le situazioni, non sempre chiare.

Di cosa si occupa o si dovrebbe occupare il manager artistico?

“Di rappresentare, assistere, consigliare l’artista nello sviluppo della sua attività e nella utilizzazione economica degli elementi e degli eventi”

Il contratto di management non è descritto nella legislazione positiva, in pratica non esiste e conseguentemente non esiste nemmeno la figura professionale.

Bisogna pertanto andare per esclusione: non è un contratto d’opera, non è un contratto di professione intellettuale, non è un contratto di mediazione, non è un contratto di procacciatore d’affari né di gestione di affari altrui.

Ma la maggior parte degli artisti non sono in grado di promuovere la propria immagine né di curare i propri interessi difettando delle competenze e conoscenze necessarie. Da qui l’esigenza degli artisti di essere affiancati da figure che rappresentino le loro aspettative. Eppure le norme e la giurisprudenza hanno sempre visto con sospetto queste figure, soprattutto sulla base di accordi non propriamente conformi alla legge che sono stati poi spesso dichiarati nulli.

Il divieto di interposizione nel collocamento delle forze di lavoro, più volte riaffermato, si basa sul principio che non possono sorgere rapporti privatistici che abbiano per oggetto l’affidamento a terzi privati delle capacità lavorative di qualcuno. È un principio che si è accompagnato nel tempo con il divieto della schiavitù.

Della materia si è occupato con attenzione il Professor Giorgio Assumma in uno specifico testo. La situazione attuale sulla quale, più che la giurisprudenza, hanno influito i comportamenti delle strutture e massicciamente della Rai, è sorprendentemente in contrasto con i principi sopra descritti.

Il capovolgimento è stato repentino: non è più l’artista ad essere il centro dell’attenzione privatistica, non è più l’artista a concedere un mandato, ma è il manager, divenuto potente grazie suoi rapporti privilegiati e affaristici con i burocrati delle strutture, a determinare la collocazione dei suoi assistiti, a trattarne il compenso, addirittura tracciarne la carriera, speculando con percentuali enormi sulla commerciabilità dell’artista. Oggi la Rai, come in un immaginario mercato degli schiavi, non tratta più con gli artisti, non individua caratteristiche e capacità, ma viene condizionata da pochi manager che, nel corso del tempo, hanno raccolto tali e tanti mandati di rappresentatività da poter offrire il meglio e il peggio, o il meglio solo se accompagnato dal peggio, e poter imporre nomi e corrispettivi al di là di qualsivoglia ragionevolezza.

La nostra epoca ha pertanto portato all’esasperazione l’ossimoro del manager artistico: non si sa quale sia la nozione giuridica dei contratti, ma le strutture sono prone ai voleri di persone che non hanno frequentato nessuna scuola, salvo quella della strada, che insegna come imbrigliare le strutture pubbliche private e loro dirigenti. Il manager artistico forse non esiste, ma la Rai lo esalta, al punto tale che alcuni personaggi, uscendo dalla dipendenza dell’azienda pubblica, vi rientrano, grazie al lavoro di questi misteriosi mediatori di anime, con corrispettivi aumentati.

Si è pertanto realizzata l’inversione di ruoli e funzioni: non è più l’artista a dare mandato, ma il mandatario che sceglie da chi riceverlo.

Detto diversamente chi conta è il rappresentante e chi non conta è il rappresentato.

Avv. Michele Lo Foco

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