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Petra e il disagio della bellezza

I talenti, l’ho scritto nel mio libro “La natura delle cose”, sono certamente una fortuna, un dono della natura, ma non sempre, e soprattutto talvolta non bastano a risolvere la vita. E’ il caso di Petra Scharbach che vent’anni fa avevo scelto con il regista Aurelio Grimaldi quale protagonista del film “La donna lupo” e che improvvisamente rifiutò la parte, favorendo la brava esordiente Loredana Cannata, che oggi lavora con un certo successo.

Tra i talenti ce n’è uno che non ha bisogno di essere scoperto, perché è immediatamente percepibile, arriva direttamente ai centri nervosi ed è la bellezza. Il fatto di non essere una capacità segreta, come lo sono l’intonazione, la memoria, l’intelligenza, fa sì che i vantaggi si manifestino subito, senza sforzo alcuno, perché il mondo si interessa a te, ti premia e ti blandisce, cerca di averti, quanto meno di controllarti. La bellezza, seppure inferiore al Bene, dà all’uomo la gioia della forma, fin dagli antichi Greci. La dea Eco cercava di conquistare Narciso, e non riuscendoci, si perse nei boschi, ma altre volte la bellezza si è lasciata sopraffare dai tentativi o di persone ambiziose o di manipolatori dei talenti degli altri. La bellezza si può quindi comprare, come una automobile costosa, può diventare un obiettivo ambizioso, come un affare o una carriera, e può trasformarsi in un mezzo per fare soldi. Pertanto, se non è ben gestito anche, un talento così percepibile può essere un limite, un elemento pregiudizievole, un condizionamento, alla fine anche una prigione.

Petra Sharbach con il fotografo Richard Avedon

Petra Sharbach da vent’anni cerca di uscire dall’angolo nel quale l’aveva rinchiusa una bellezza non gestita da lei e comunque non gestita bene: da ragazza, favorita da un corpo armonioso e da un viso raffinato, aveva vissuto la discesa degli avvenimenti, fotografie, offerte, filmetti, corteggiatori, guadagni, ma da donna ha vissuto la ripida salita della libertà dai condizionamenti, il fastidio dei pettegolezzi, la difficoltà di non vendersi, la lotta per sviluppare la propria anima.

La sua è la strada idiomatica di trasformazione di un talento in una esistenza cosciente, e mentre i fantasmi di un passato remoto ma sempre incombente non smettono la loro opera di erosione, la vita si srotola con difficoltà. Capita ad alcune donne, mentre altre hanno saputo indirizzare la loro bellezza in un luogo protetto ed altre ancora sono precipitate nel vuoto della solitudine e dell’indifferenza.

Petra è simbolo della frantumazione di un talento; non è Narciso che annega, ma la bellezza che si trasforma, talvolta dolorosamente, in oggetti, in azioni, in silenzi, in pensieri, la bellezza che invecchia con quella dignità che prima non aveva spazio e che ora lo pretende.

Michele Lo Foco

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