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PRESENTAZIONE DELLA 32° EDIZIONE DEL FESCAAAL

È stata presentata oggi, giovedì 9 marzo, la trentaduesima edizione del Festival del cinema africano, d’Asia e d’America Latina che si terrà a Milano dal 19 al 26 marzo.

La conferenza stampa è stata preceduta dalla visione in anteprima del film che inaugurerà questa edizione 2023, Under the fig trees (che nelle sale sarà distribuito da Trent Film con il titolo I frutti della tarda estate), una vera chicca della regista Erige Sehiri, qui al suo primo lungometraggio. La scelta di aprire il festival con questa pellicola è già di per sé emblematica dei temi che verranno affrontati quest’anno: ambientata interamente nei campi di fichi della Tunisia, mostra attraverso le protagoniste, le varie sfaccettature delle relazioni umane e le contraddizioni della società di oggi. Il confronto generazionale tra le lavoratrici più giovani, alle prese con le prime disillusioni, i primi dubbi sulle relazioni, sull’amore, sul ruolo della donna, e quelle più anziane che invece sembrano guardarle con occhi malinconici e a tratti rassegnati, sembra rappresentare il ciclo della vita.

E infatti durante la conferenza stampa la direttrice del festival ha sottolineato quanto le donne e l’emancipazione femminile siano centrali in questa edizione, con un occhio di riguardo anche alla tematica ambientale e all’attuale crisi climatica. Nel corso del festival avremo quindi l’opportunità non solo di conoscere alcune registe e protagoniste dei film in concorso ma anche di conoscere il parere di esperti e operatori del terzo settore durante i talk, in cui si affronterà in particolar modo lo sfruttamento e la gestione delle risorse in Africa e quale sarà la strada che dovranno intraprendere le future politiche agricole (per tutti gli appuntamenti vi rimandiamo al programma del festival che trovate sul sito: Programma – Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina (fescaaal.org)

Un’edizione sicuramente molto interessante quindi ma che ci fa sorgere alcune perplessità che speriamo possano portare a un cambio di azione per i prossimi anni.
La selezione accurata di film a carattere femminile, contro le logiche del patriarcato è sicuramente ammirevole, quindi come mai tenere la CEI come partner ufficiale del festival?
L’attenzione alle tematiche ambientali è necessaria ma forse non dovrebbe limitarsi a una locandina floreale e a degli ospiti, sicuramente di tutto rispetto, ma che interverranno negli spazi del centro di Milano che è forse l’emblema della cementificazione senza limiti.
E parlando di spazi, è lodevole che per le trasmissioni dei film sia stata scelta, oltre allo storico Auditorium San Fedele, anche la cineteca Arlecchino, recentemente ristrutturata e ora più bella che mai. Però buona parte delle proiezioni si terrà anche al cinema della Fondazione Prada, altro partner ufficiale quest’anno: quindi ancora una volta in uno dei quartieri più iconici della gentrificazione e speculazione edilizia, oltre che dell’esclusione sociale. Inoltre, dal momento che si è riflettuto sull’importanza dei festival per far tornare le persone al cinema (che da diverso tempo subisce una crisi significativa) era proprio necessario sfruttare uno spazio privato?
Capiamo le necessità economiche ma ci auguriamo che per le prossime edizioni si possa prendere in considerazione l’utilizzo di spazi comunali, dislocati anche in più punti della città, magari quelli più a rischio di “estinzione” e dove, tra le altre cose, risiedono proprio le comunità africane, d’Asia e d’America Latina.

Francesca De Santis

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