Le giornate professionali di Sorrento: lo sbarco degli americani

Sorrento ha ospitato come ogni anno la manifestazione più interessante del settore, le giornate professionali, nella quale tutti i distributori esibiscono il loro listino agli esercenti.

Non c’è bisogno di dire che gli americani arrivano con le truppe corazzate, umiliando i concorrenti, e che l’Italia è difesa da 01 e un po’ da Medusa, ma quello che sorprende sempre è la miseria della produzione nazionale, anche se realizzata dagli americani.

Commediole bislacche senza alcuna pretesa autoriale, tematiche scontate e già viste, di nessun interesse, attori usati allo spasimo, sempre gli stessi, annoiati, sembrerebbero anch’essi, di quello che fanno, con l’eccezione di Scamarcio che pare essere in fuga solitaria verso il successo. Il cinema italiano è certamente in avvitamento senza controllo. Ma i gestori del settore non danno segnali di aver capito né di alcuna inversione di tendenza: l’argomento rimane quello solito, l’immarcescibile allungamento della stagione. Anche la povera sottosegretaria, assalita da ammiccanti presidenti di settore e lodata allo spasimo per la Sua capacità di ascoltare, è stata travolta dall’ondata di coloro che nell’allungamento vedono l’alba del cinema, e nascondono le loro responsabilità.

l’albero di Natale di Sorento

Ero piccolo e già c’era questo problema: ho vissuto tutto la mia vita professionale con il ronzio nelle orecchie dell’allungamento, ed ho spiegato più volte che non c’è niente da fare, che in Italia ci sono le ferie estive, diversamente dall’America, che siamo circondati dal mare, che la gente va a cena fuori, all’aperto, che fa caldo ed è meglio prendere aria!

Niente da fare: quest’anno sono gli americani a salvarci, i generosi e preveggenti americani, che vogliono aiutarci a tutti i costi e che se poi aumenteranno il loro fatturato… sarà il male minore!

Un momento dello showcase della italiana Notorius

In realtà agli americani i nostri problemi non interessano per nulla, loro lanciano il prodotto a livello mondiale e se da noi è agosto, è agosto, punto. Ma noi italiani siamo buoni, e le major sono quelle con i soldi che pagano i contributi all’Anica! E tanto basta.

 

Michele Lo Foco

Conferenza stampa sui dati CINETEL 2017

Le Associazioni ANEC-AGIS, ANEM, ANICA e la Direzione Generale Cinema del MIBACT hanno tenuto ieri, presso la Sala Cinema della Presidenza Nazionale ANEC, l’annuale conferenza stampa sui dati CINETEL del mercato cinematografico 2017 .

Ascoltando la conferenza di presentazione dei dati cinematografici elaborati da Cinetel nascono due sensazioni: la prima è che le poche e confuse parole che vengono espresse siano quelle di quattro, cinque, sei anni orsono, le stesse identiche.

La seconda è che quella specie di comitato “bulgaro” che sovrintende alla presentazione stia prendendo in giro tutti, e nemmeno con uno sforzo apprezzabile.

Descrive lo scenario devastante del fallimento Borg, vale a dire colui che con la Universal ha guadagnato per conto degli americani le fette di fatturato perse dal nostro paese, e danno una loro interpretazione del momento storico i soliti Occhipinti e Cima, cui si legge in faccia che loro da questa crisi non sono nemmeno sfiorati, visto che quello che conta sono i rapporti televisivi.

da sx a dx Rutelli, Cima e Occhipinti

Rutelli poi non nasconde l’imbarazzo di dover parlare di una materia che non conosce e che probabilmente non gli interessa, e inanella discorsi vuoti di contenuto ma rassicuranti: il cinema è vivo.

La realtà è che il cinema è morente anche grazie al lavoro pessimo di questi signori e ad una legge che non è entrata ancora in vigore e che dubito potrà mettersi in moto tra esperti internazionali di chiara fama, una piattaforma che non funziona e richieste burocratiche da paese borbonico.

Dimettetevi, questa è l’unica implorazione e imprecazione che viene spontanea dopo la conferenza di ieri, nella quale si è parlato per la centesima volta di pirateria, di internet e dell’estate le vere colpevoli secondo loro della crisi.

Ma dire che il prodotto italiano è troppo modesto non è più regolare? Dire che questo cinema di Stato gestito da una sinistra cieca e faziosa ha mostrato i suoi limiti, non sarebbe segno di civiltà? Quanti soldi sono stati gettati dallo Stato, e quindi anche dalla Rai, con i tax credit, le agevolazioni, i contributi, in un buco nero che vale il 17,8% del fatturato nazionale?

Paola Cortellesi e Antonio Albanese alla presentazione del loro ultimo film “Come un gatto in tangenziale”

Quando un film ha un minimo di personalità, la gente va a vederlo: questa è la miserabile considerazione che si evince guardando i dati, e non c’è bisogno di capolavori, basta una commediola non deficiente con Albanese per dimostrare che il pubblico si accontenta di poco!

Ma non si è accontentata del nulla che è stato proposto nel 2017,  e qualcuno, in politica, nel governo, dovrebbe trarre, quanto meno, le conclusioni: il cinema di Stato quello determinato dalla televisione e dal Ministero, quello stabilito discrezionalmente nelle stanze dei potenti, non funziona, il cinema dei privilegi, non funziona. Il cinema è libertà e creatività: servono autori, testi intelligenti, attori credibili, produttori veri.

 

Avv. Michele Lo Foco

Membro Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo

 

Schermi di’Italia

Nel 2006 c’erano in Italia 713 cinema monosala. Otto anni dopo, nel 2014, avevano chiuso 1 schermo su 4, ovvero 183 sale per una percentuale del 25,66%. Questa emorragia è incentrata soprattutto al centro e al sud, ma non bastano certo le timide nuove aperture avvenute in Lombardia, Veneto, Umbria, Valle d’Aosta, Lazio, Puglia e Basilicata ad invertire la tendenza. Tale dinamica non è soltanto un fenomeno endogeno del mondo del cinema, ma è fortemente influenzato dal mercato immobiliare. Utilizzare uno stabile in centro per proiettare dei film è decisamente diventato un investimento poco interessante. Eppure la funzione di una sala cinematografica non è soltanto quella economica, ma ha da sempre un’utilità sociale ed un effetto connotante del tessuto cittadino e non è un caso se alla chiusura degli esercizi cinematografici si accompagna un declino più generalizzato dei centri storici di comuni grandi e piccoli.

Il famoso cinema Capitol di Milano
Il famoso cinema Capitol di Milano

Se si sposta l’osservatorio dalle monosale al totale degli schermi in generale la situazione non migliora, anzi si registra una complessiva diminuzione di 581 schermi. Quelli rimasti hanno cambiato morfologia concentrandosi soprattutto su sale più piccole (soprattutto quelle con meno di 100 posti) la cui incidenza è passata dal 7,75% del 2009 al 9,23% del 2013. Tale cambiamento è direttamente correlato alla crescita delle multisale con almeno 5 schermi, il che denota che la crescita quando c’è non riguarda quegli esercizi, monosala o con meno di 5 sale, che trovavano la loro sede nei centri cittadini. Il cinema così come il commercio al dettaglio è stato progressivamente spinto ai margini dell’abitato, presso quei centri commerciali dove i negozi ed i ristoranti sono un po’ tutti uguali e spesso in franchising.

esterno-cinema-con-sole

E’ un bene o un male? Se stiamo ai numeri dobbiamo rilevare che di fatto il cinema non sta attraversando un periodo florido e al di là di quanto si possa dire a proposito dei film. Bisogna quindi ammettere che andare al cinema è un’esperienza in sé e se tale esperienza non è poi così affascinante come un tempo, anche a tale dinamica va imputato probabilmente il calo degli incassi. Parcheggi ciclopici e stanzoni rimbombanti di trailers, strepiti e varia umanità che assomigliano ad un aeroporto non sono esattamente un quadro romantico in cui accompagnarsi a braccetto con la propria metà, né probabilmente l’alveo preferito dai cinefili.