LE NOTTI DI CHICAGO

Regia: Josef von Sternberg
LE NOTTI DI CHICAGO (Underworld, 1927), noto in Italia anche come “Il castigo”, venne definito da molti critici come l’archetipo del Gangster-Movie.
La storia narra di un boss finito in carcere per una rapina. La sua donna intanto s’innamora del suo braccio destro. L’uomo quando uscirà sospetterà i due di averlo tradito spedendolo in carcere. Indagando sui due si accorgerà della
loro lealtà, ma anche del loro amore…
Oscar per il miglior soggetto, scritto da Ben Hecht (e da Howard Hawks, non accreditato). Alcune celebri scene sono impresse nella mente di qualsiasi amante del cinema, su tutte due in particolare: il ballo scatenato dei gangster e
la scena iniziale della rapina. Con questo film il regista ha influenzato sia il cinema francese degli anni Trenta che tutto il successivo cinema americano del genere. Josef Von Sternberg ha dunque creato un genere. Di più.
Uno stile è nato. Qui ci sono fatti, gesti, atteggiamenti, azioni che saranno d’ispirazione per altri film come: “Nemico Pubblico”, “Scarface” o “Piccolo Cesare”. In definitiva un’eredità pesante e preziosa: una risorsa iconografica
inesauribile che ha dato vita ad un intero universo semantico!
(Il film è muto con cartelli in italiano e accompagnamento musicale)

 


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Nisida, storie maledette di ragazzi a rischio

Nisida: Storie Maledette di Ragazzi a Rischio è un film diretto dal regista Enzo Acri e prodotto da Rogiosi Editore.

Il film si concentra su storie drammatiche che ruotano attorno a una figura femminile, Maria Cacciapuoti, una madre coraggiosa che perde il figlio in una rapina.

Con questo grande dolore nel cuore, Maria dedica la sua vita al recupero dei ragazzi a rischio, iniziando il suo percorso tra le mura del carcere minorile di Nisidarande dolore nel cuore. Da quel momento ha deciso di dedicare la sua esistenza ai ragazzi a rischio: un percorso che inizia del carcere minorile di Nisida, dove sono reclusi molti giovani il cui futuro sembra già segnato.

Trailer


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UN DESTINO MIGLIORE

Regia di Gaetano Di Lorenzo.

Un film con Stefania Blandeburgo, Matteo Aluia, Miriam Fricano, Anna Attademo, Giuditta Perriera.

Genere Drammatico.

Luisa è una professoressa di scuole medie. Da sempre impegnata ad aiutare gli alunni più bisognosi, la donna scopre che un suo ex alunno, figlio di un boss di quartiere, è stato arrestato per rapina e decide di aiutare la sua famiglia, e quando viene a sapere che il ragazzo sconterà il resto della pena ai domiciliari decide di dargli ripetizioni affinché possa diplomarsi nella speranza di toglierlo dalla strada e regalargli un futuro.

Ma il compito si rivela più difficile del previsto a causa del carattere indomito del giovane e delle sue amicizie pericolose.


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JANE EYRE di Robert Stevenson

Joan Fontaine è stata una delle attrici preferite di Alfred Hitchcock e George Cukor (in film come “Rebecca – La prima moglie” e “Il sospetto”) e ha incarnato perfettamente il ruolo di eroina romantica in svariate pellicole.
In “JANE EYRE”, conosciuto anche col titolo “La porta proibita”, una delle prime versioni cinematografiche del capolavoro di Charlotte Brontë, lavora al fianco di Orson Welles che collabora anche alla regia. Nella pellicola Jane, orfana e cresciuta sotto la severa tutela di una zia, viene assunta da Rochester, ombroso e misterioso proprietario di un castello, come governante della sua bambina. Quando Rochester le chiede di sposarlo Jane accetta, ma proprio il giorno delle nozze scopre il segreto che l’uomo nasconde.


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LA GRANDE PARATA (1925)

King Vidor, classe 1894, è stato il regista che forse ha saputo raccontare meglio di altri l’uomo della strada, facendosi, per la prima volta nella storia del Cinema, portavoce delle esperienze e delle aspirazioni dell’uomo comune e, in definitiva, di tutto il popolo americano.
Ne “La grande parata” mostrò attraverso il personaggio di un malinconico soldato cosa potesse essere la guerra e a quali conclusioni poteva portare un’atrocità simile. Per la prima volta nella storia del cinema l’epica della guerra si fondeva con l’intimità di un povero soldato mandato allo sbaraglio. Il protagonista John Gilbert recitò con grande convinzione questa parte, tanto da essere considerata una delle migliori interpretazioni del cinema muto. Un successo che consacrò King Vidor immediatamente tra i grandi registi di tutti i tempi!


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ENIGMA (1929)

“ENIGMA”, Henri Leblanc, ultimo discendente di una dinastia industriale ormai sull’orlo della bancarotta, per salvare l’azienda di famiglia deve sposare una ricca ereditiera. Ma sul treno che lo sta portando in luna di miele con la moglie, Henri incontra la bellissima Stascha (la Dietrich), una donna misteriosa, legata all’ambiguo dottor Karloff. Leblanc si innamora follemente di Stascha e progetta una fuga con l’amante. Ma in questo gioco pericoloso si può arrivare a tutto, anche all’omicidio!

(Il film è muto e viene presentato con accompagnamento musicale e sottotitoli in italiano)

 


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LA CONTESSA ALESSANDRA (1937)

LA CONTESSA ALESSANDRA” (Knight Without Armour, 1937), conosciuto anche col titolo “L’ultimo treno da Mosca”, siamo nel 1917, durante la rivoluzione d’ottobre. Una contessa vedova cerca di sfuggire ai

bolscevichi. Verrà presa in consegna da un giovane agente del controspionaggio inglese infiltrato, che cercherà di salvarla in un’odissea tra atrocità rosse e bianche, con improvvisi capovolgimenti di fronte e

di bandiera, con fucilazioni di massa da una parte e dall’altra che qualcosa fanno capire di quello che successe in Russia dopo il 1917. Scene fantastiche con la plebe che dopo la rivoluzione entra nel palazzo

di Alessandra, indecisa tra il saccheggio e la devota venerazione e rispetto di tutta quell’abbagliante grandeur. Marlene Dietrich qui è al suo massimo fulgore, in questo succulentissimo melodramma a sfondo

storico, con già una qualche premonizione del “Dottor Zivago” e di “Addio Kira”.

(Il film viene presentato in versione integrale, sia col doppiaggio in italiano che in lingua originale )

 


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Rapacita’ (Greed, 1924)

Il regista austriaco Erich Von Stroheim è stato il primo vero, grande regista “maledetto” della storia del cinema, colui che più di ogni altro ha subito l’ostracismo di una miopia congenita che ha fatto di tutto per oscurare il suo genio superlativo. La sua è una storia di lotte e incomprensioni contro l’ottusità di produttori meschini, disinteressati alle esigenze dell’arte.

“RAPACITÀ” (Greed, 1924), un affresco sull’avidità umana, costituisce il primo esempio di cinema realista. La pellicola è un adattamento del romanzo “McTeague” di Frank Norris.

La durata originale era di circa nove ore. Ma, per volere dei produttori, fu tagliato fino a coprire una durata complessiva di poco superiore alle due, con la conseguenza che il metraggio

mancante si è trasformato nel “Santo Graal” della cinematografia. Poiché solo una dozzina le persone hanno avuto la possibilità di assistere alla versione integrale di “Rapacità”,

viene da chiederci se le bobine rimaste sul pavimento della sala montaggio avrebbero reso il film ancora migliore di quanto già ci appaia oggi.

 


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PREPARATIVI PER STARE INSIEME PER UN PERIODO INDEFINITO DI TEMPO

Regia:

Lili Horváth

Marta, neurochirurga di 40 anni, si innamora perdutamente. Decide di lasciare una promettente carriera da chirurga negli Stati Uniti e di trasferirsi a Budapest per iniziare una nuova vita con l’uomo che ama. Ma all’appuntamento che hanno preso, lui non si presenta. Marta inizia disperatamente a cercarlo e quando finalmente lo trova, l’uomo le dice che non si sono mai visti prima.

Questo accade nei primi 10 minuti del film, il resto è tutto da scoprire…

 

I PRIMI APPREZZAMENTI DELLA STAMPA:

“Raro esempio di thriller psicologico autentico che disorienta lo spettatore e lo fa camminare su una vertigine” – Marie Claire

“Un film seducente ed emozionante” – The Guardian

“Un film affascinante sulle nostre emozioni e la nostra identità” – Roger Ebert

“Una protagonista enigmatica e ambigua in un noir di grande intelligenza” – New York Times

“Un’interpretazione intensa e potente” – Indie Eye

“Un melodramma misterioso e coinvolgente” – LongTake

“Un puzzle appassionante” – Cineuropa

“Un superbo noir psicologico” – Variety

“Un film misterioso e romantico” – Indiewire

 

 


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Narcos Italia-Plato o Plomo

Regia di Enzo Acri

Dopo quarant’anni di carcere, gli ex-cutoliani tornano in libertà. Diventati ormai uomini di 60 anni, affrontano la criminalità moderna, gente senza regole; una situazione lontana dal loro mito cutoliano, basato sul codice dell’omertà e della società. Dopo aver fatto fortuna in Messico, Peppe ‘o Lione aiuterà i suoi vecchi compagni di banda. Nel frattempo, alcuni giovani di Forcella combattono la loro piccola guerra nel quartiere.

 


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