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IL MAESTRO

Estate, fine Anni Ottanta. Felice (Tiziano Menichelli), una giovane promessa del tennis, su cui il padre ripone tutte le sue speranze per un futuro non solo glorioso ma anche remunerativo, dopo anni di duro allenamento deve affrontare i tornei nazionali. Il ragazzo viene allora affidato dal padre a Raul (Pierfrancesco Favino), un sedicente ex campione di tennis segnato dal fallimento e in cura presso un centro di salute mentale, che sta cercando di ridare un senso alla sua vita. I due partono per un viaggio lungo la costa italiana che, di torneo in torneo, li porterà a far nascere tra loro un rapporto nuovo e profondo.
Dopo il successo de L’ultima notte di Amore (2023), Andrea Di Stefano torna alla regia di un nuovo film con protagonista ancora una volta Pierfrancesco Favino.
Il maestro è una commedia, un dramma, un film che parla di sport, ma soprattutto è una pellicola su un percorso di crescita di un adolescente che deve affrancarsi da un genitore incombente, ma anche di un adulto che passa da stati euforici a momenti di depressione e cerca di uscire dal tunnel.
Grazie a una recitazione intensa di Favino, ma anche del giovane Menichelli, vera rivelazione del film, il regista delinea senza mai cadere nel retorico e anche con momenti di pungente ironia, il percorso del rapporto di Raul e Felice che non è un rapporto di padre-figlio, né semplicemente di maestro-allievo, ma diventa una relazione dell’adulto che, con tutte le sue debolezze, diventa per il giovane un maestro di vita.
Da parte sua il ragazzo diventa un maestro per Raul nei momenti critici in cui l’uomo ridiventa un adolescente non cresciuto.
Il tennis rimane solo un pretesto per mettere in relazione i due, che devono liberarsi dei propri fantasmi: due perdenti che usciranno vincitori, l’uno affrancandosi dal padre, l’altro dalla  depressione.
Il regista dà prova di una commedia drammatica convincente e coinvolgente, ci si emoziona senza facili lacrime.
Presentato fuori concorso alla 82^ Mostra del Cinema di Venezia.
Serena Pasinetti

autobiography - il ragazzo e il generale

Al cinema dal 4 Aprile

Rakib, un giovane ragazzo indonesiano, diventa assistente di Purna, ex generale del regime in pensione. Quando Purna inizia una campagna elettorale per essere eletto sindaco, Rakib si lega all’uomo, diventato per lui mentore e figura paterna. Un giorno, però, un manifesto elettorale di Purna viene trovato vandalizzato: un gesto che avrà conseguenze inimmaginabili per entrambi.
Con un ritratto intimo di due generazioni che vivono sotto lo stesso tetto, il regista Makbul Mubarak ripercorre un doloroso periodo storico della sua nazione con un thriller intenso, che presenta forti risonanze con la contemporaneità ed una forte universalità del tema della lealtà e della vicinanza al potere.

i film per non dimenticare

27 Gennaio 2024

In occasione del Giorno della Memoria (27 gennaio) ci sembra opportuno segnalarvi una selezione di film nel nostro catalogo che sono stati fondamentali nel racconto di ciò che è successo durante gli anni della dittatura nazista: dai film di propaganda ai documentari, dalle prime opere realizzate nella Germania Est al cinema hollywoodiano, per conoscere il ruolo fondamentale della settima arte nella storia, nonché importante strumento di conoscenza. 

Nelle sezione “Guerra” sul nostro sito potrete quindi trovare capolavori come “I figli di Hitler”, un’aspra critica del regista Edward Dmytryk sull’educazione hitleriana, al vincitore del Festival di Locarno “Rotation” e il film perduto della propaganda nazista “Das Ghetto”.

Le muse impenitenti

L’associazione e compagnia teatrale le Muse Impenitenti, Marinetta Martucci e Arianna Villamaina, due attrici potentine, tornano a calcare il palcoscenico con una nuova esilarante ed originalissima commedia: Come lo zucchero per il caffè – ‘‘O Teatro è ‘o paese d’ ’o vero. Una commedia divertente e con performance di danza fuori le righe, che ci trasporta in un musical vero e proprio per poi allietare il pubblico con una sorpresa golosa. Lo spettacolo è un contenitore di arte a tutti gli effetti ed è un inno alle mille sfaccettature che in essa sopravvivono.